Responsabilità penale degli operatori di protezione civile per le attività connesse alla valutazione, previsione e gestione del rischio

 

Descrizione del progetto

La collaborazione tra ASGP e Fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale) ha ad oggetto lo svolgimento di una ricerca relativa ai profili di responsabilità penale degli operatori di protezione civile, con riferimento alla valutazione, previsione e gestione del rischio correlato al verificarsi di eventi naturali.

Il tema del controllo e della valutazione penale dell’attività di protezione civile rappresenta una questione che, nel corso dell’ultimo decennio, ha assunto un’importanza via via crescente. Originariamente oggetto di sparute pronunce giurisprudenziali, essenzialmente riferite a macro-eventi o a calamità di eccezionale rilievo, l’attività in parola è invece oggi soggetta a uno stringente controllo penale, come dimostra l’aumento esponenziale dei procedimenti a esso dedicati. 
In aggiunta al dato meramente quantitativo – sempre di incerta interpretazione, ma non per questo meno rilevante – occorre altresì considerare l’esito che hanno avuto alcuni di questi processi, conclusisi con condanne a pene detentive non trascurabili e che hanno peraltro stabilito modelli comportamentali che pongono oneri estremamente gravosi in capo ai singoli agenti. 

A tal proposito, è opportuno considerare come i soggetti tenuti alla valutazione, previsione e gestione del rischio correlato agli eventi meteorologici si trovino a operare in un contesto di particolare difficoltà e caratterizzato da un’inevitabile incertezza, determinata dagli attuali limiti tecnologici. L’attività del singolo operatore è poi inserita all’interno di un sistema complesso, in  cui l’interazione fra diverse figure, appartenenti a diverse realtà, rappresenta un’ulteriore insidia.

A fronte di ciò, l’aspettativa nutrita dalla collettività è improntata a standard estremamente rigorosi, dal momento che le false allerte vengono generalmente mal tollerate, mentre le mancate allerte, qualora abbiano provocato danni a cose o persone, fanno immancabilmente scattare la ricerca del classico “capro espiatorio”. 

Alla luce di questo scenario e delle correlate ripercussioni negative che esso comporta sul buon funzionamento del Servizio nazionale della protezione civile, innescando comportamenti di tipo difensivo, il tema del controllo penale sull’attività di protezione civile non è più limitato alle sole aule di giustizia, ma ha conquistato prima l’attenzione degli studiosi e, poi, quella della stesso legislatore, che nel 2018 è intervenuto con l’approvazione del D. Lgs. 2 gennaio 2018, n. 1 (Codice della protezione civile). 

Per quanto la generale riorganizzazione normativa operata dal Codice rappresenti un indubbio progresso, l’auspicato intervento in materia di responsabilità degli operatori – pur previsto dalla legge delega – è rimasto inattuato. Ecco quindi, che questa lacuna, combinata con la perdurante tendenza a dare scarso rilievo agli investimenti in prevenzione strutturale e all’estremizzazione degli eventi avversi, derivante dal cambiamento climatico in corso, rappresenta una criticità di non poco momento. 

In queste condizioni è facile prevedere come il settore della protezione civile continuerà a essere uno di quelli maggiormente esposti al rischio di responsabilità penale. 

Ciò posto, l’attività di studio e ricerca svolta nell’ambito del progetto si dipana lungo tre direttrici principali: a) il monitoraggio di tutti i procedimenti penali instaurati nei confronti di soggetti a vario titolo coinvolti nel Servizio nazionale della protezione civile e l’analisi degli esiti cui questi pervengono; b) lo studio delle ricadute del Decreto Legislativo n. 1/2018 sul funzionamento del Servizio Nazionale di Protezione Civile; c) la ricerca di possibili, ulteriori soluzioni giuridiche volte a ridurre la diffusione di comportamenti difensivi e, in generale, a migliorare l’efficienza del Sistema di protezione civile. 

 

Outcome di progetto

I risultati della ricerca vengono raccolti in diverse pubblicazioni e disseminati in contesti scientifici e professionali, anche attraverso l’organizzazione di tavole rotonde e incontri di studio.

 

Impatto sociale

La risposta approntata dall’ordinamento penale con riferimento alla gestione dei disastri naturali rappresenta una delle sfide più significative di questi anni. Lo studio dei meccanismi ascrittivi della responsabilità consentirà inoltre di valutare il tipo di “cultura dell’errore” sussistente nel nostro Paese, apparentemente molto più propenso alla ricerca di un capro espiatorio (c.d. blame culture), che alla definizione di un sistema giusto ed efficiente, volto all’individuazione degli errori che hanno provocato il fallimento del sistema (c.d. just culture). 

 


Partner

Il Progetto si svolge in collaborazione con Fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale).

 

Team di ricerca

Responsabili scientifici: Prof. Gabrio Forti, Prof. Francesco D’Alessandro
Ricercatore incaricato: Dott. Davide Amato 
 

 

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